Vita di Maometto.

Giugno 19, 2008

Per iniziare a comprendere l’Islam, è necessario e di importanza enorme osservare chi fu il suo profeta, primo e ultimo messaggero di Allah. E’ inoltre essenziale tenere a mente che per il credente musulmano Maometto è un modello di perfezione a cui tendere sempre (qualche riferimento coranico )

Muhammad, figlio di Abd Allah, nacque attorno al 570 dopo Cristo, a Mecca. Appartenente al clan dei Banu Hashim, a sua volta componente della grande tribù dei Quraysh (Coreisciti), il piccolo Maometto visse le prime decadi della sua esistenza in un panorama culturale e religioso abbastanza diverso da quello che oggi permea l’intero mondo islamico. Il politeismo pagano pre-islamico era già in declino, sebbene ebbe una notevole importanza nel cominciare a delineare nel mondo arabo una certa coesione culturale e razziale.
Notizie riguardo ai due grandi monoteismi, Ebraismo e Cristianesimo, arrivavano confuse e parziali, ma la loro influenza sulla genesi della religione coranica è evidentissima e per nulla trascurabile.
La vita di Maometto prima delle rivelazioni fu travagliata: rimase orfano di entrambi i genitori a 6 anni, passò sotto le custodie di diversi parenti, e infine si sposò con la ricca vedova Hadiga, cosa che risollevò anche la non felice situazione finanziaria del futuro profeta.

Circa 15 anni più tardi, “scese su di lui” la rivelazione: l’esperienze estatiche tramandateci dalla tradizione sono troppo verosimili per poter giustificare una teoria che volesse vedere in Maometto un semplice furbone e strumentalizzatore. E’ innegabile però che, specialmente nelle rivelazioni più tarde, i contenuti delle rivelazioni diventano spesso di natura meno contemplativa e più contingente – spesso si tratta di soluzioni a problemi lagali tra i conoscenti del profeta.
Dopo un periodo di reticenza, Maometto riceve dall’arcangelo Gabriele l’ordine di divulgare le proprie rivelazioni – comincia quindi la fase cosiddetta “apostolica”.
Dopo un numero consistente di conversioni da parte dei meccani, la tribù dei Coreisciti si rese conto che un’eventuale vittoria del nuovo monoteismo avrebbe significato la fine della loro egemonia religiosa e politica. Maometto, a causa dei provvedimenti anti-musulmani prontamente messi in atto dai Coreisciti, fu presto costretto a lasciare la Mecca.
La fuga a Yatrib (Medina) fu un’ottima scelta: lì la situazione era molto confusa: il monoteismo ebraico aveva già preso un certo piede, e le continue lotte fra le tribù Hazrag e Aus facevano sentire la necessità di un nuovo comandante imparziale: ruolo che Muhammad non tardò ad accaparrarsi, allenadosi con la comunità ebraica.

Qui comincia la fase politica della carriera del Profeta, fase impregnata – sincertià ci obbliga – di gesti efferati e non esattamente degni di un leader spirituale.
Rapide spedizioni, a scopo di bottino, vengono organizzate per la conservazione del nuovo popolo musulmano. La prima in particolare destò parecchio scalpore, in quanto i maomettani attaccarono una tribù pagana durante un mese sacro. E’ abbastanza grottesca la “giustificazione” che prontamente viene rivelata al Profeta:

“Far guerra in quel mese è peccato grave, ma più grave ancora è agli occhi di Dio stornare dalla via di Dio, besttemmiare Lui e il sacro tempio e scacciare le sue genti…” [Corano: II, 217]

Ma lo strepitoso evento che cambiò le sorti dell’Islam fu la battaglia di Badr, svoltasi tra i musulmani e i coreisciti che tornavano carichi di merci dalla Siria. Intanto i rapporti con gli ebrei si stavano deteriorando, tanto che Maometto confiscò i beni della tribù ebrea dei Qaynuqa, e in seguito anche quelli dei Nadir, i quali vengono anche espulsi da Medina [Corano: LIX, 1-10].
Nel frattempo la prima moglie del Profeta era morta e diverse erano seguite, ultima la giovanissima Aisha. Questo è uno dei punti “preferiti” dai detrattori di Maometto: in effetti, un ultracinquantenne che sposa una bambina di sei anni, e “consuma” il matrimonio tre anni dopo, non fa una gran bella figura (riferimenti dalle Hadith.), ma sarebbe poco elegante insistere su questo punto.

Appoggiati dagli ebrei medinesi, i coreisciti fecero invano un’ultimo assalto agli uomini di Muhammad. I traditori ebrei subirono una punizione esmplare: venne perpretato un vero e proprio massacro. In seguito, Maometto iniziò la sua fase “espansionistica”, che lo portò a compiere varie spedizioni (ricordiamo solo la presa dell’oasi ebraica di Haybar), e a intessere un fitto reticolo di relazioni diplomatiche coi più potenti sovrani della zona (sebbene la critica ritenga apocrife molte delle lettere diplomatiche di questo periodo).
Inoltre, era stata firmata una tregua con i meccani, che gli concedevano di entrare in pellegrinaggio al santuario della Kaaba, in cambio del suo ritiro. Fu lo stesso Maometto a rompere il patto, entrando nella città con un seguito di molti uomini (le tradizioni dicono circa 10.000). Seguono varie spedizioni contro i beduini, finchè il Profeta diventa virtualmente il padrone dell’intera Arabia.
Maometto muore verso il 632. Alcune fonti Hadittiche riportano che, sul letto di morte, egli chiese ai suoi uomini di ripulire l’intera penisola araba dagli infedeli.

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