Come ogni libro sacro degno di questo nome, il Corano è saturo di affermazioni in contraddizione tra loro, di precetti equivoci, di ambiguità, di ridondanze e lacune che ne rendono assai difficile l’interpretazione. A questo si aggiunge che, in quanto parola letterale di Dio, il contenuto del Corano non può certo essere preso alla leggera dal credente.
Lo stesso Maometto doveva essere conscio dell’esistenza di questo rompicapo, tanto che prontamente gli fu rivelata la soluzione: Il verso 105 della seconda sura afferma infatti:

“Non abroghiamo un versetto né te lo facciamo dimenticare, senza dartene uno migliore o uguale . Non sai che Allah è Onnipotente?”

La teoria dell’abrogazone sostiene quindi che nel caso di versetti in contraddizione tra loro, l’ultimo ad essere rivelato è quello che deve essere preso in considerazione. Si parla dunque di versetti abrogati e abroganti. C’è da dire che questa teoria è assai problematica: certi versi sono considerati validi da alcuni esegeti e abrogati da altri… il tipo di diatriba che inevitabilmente nasce quando di mezzo c’è la parola di Dio. Perlomeno, la questione dell’abrogazione permette di risolvere il ben più pesante problema dell’inconsistenza interna del Corano.

Vediamo ora quali sono le conseguenze di questo concetto. Recentemente va molto di moda, da parte degli apologisti dell’Islam, citare i versetti coranici che parlano di pace e tolleranza, a mo’ di dimostrazione dell’intrinseca bontà della religione musulmana. Purtroppo, come già si intuisce leggendo una qualsiasi biografia di Maometto (vedasi il primissimo post di questo blog), il suo carattere diventò sempre più duro, sanguinario e intollerante col passare degli anni, e, come diretta conseguenza, queste caratteristiche si riscontrano maggiormente nelle sure tarde del Corano.
Proprio per la questione dell’abrogazione, ciò significa che buona parte dei versetti ‘tolleranti’ può non essere considerata valida, a causa dell’esistenza di versetti successivi.
Per fare un esempio, si dia una veloce lettura alla sura 9, una delle ultime ad essere rivelate al Profeta di Allah. Si tratta del capitolo meno tollerante dell’intero Corano, leggiamo ad esempio i versetti 3, 4 e 5.

Ecco, da parte di Allah e del Suo Messaggero, un proclama alle genti nel giorno del Pellegrinaggio: “Allah e il Suo Messaggero disconoscono i politeisti. Se vi pentite, sarà meglio per voi; se invece volgerete le spalle, sappiate che non potrete ridurre Allah all’impotenza. Annuncia, a coloro che non credono, un doloroso castigo.
Fanno eccezione quei politeisti con i quali concludeste un patto, che non lo violarono in nulla e non aiutarono nessuno contro di voi: rispettate il patto fino alla sua scadenza. Allah ama coloro che [Lo] temono.
Quando poi siano trascorsi i mesi sacri, uccidete questi associatori ovunque li incontriate, catturateli, assediateli e tendete loro agguati. Se poi si pentono, eseguono l’orazione e pagano la decima, lasciateli andare per la loro strada. Allah è perdonatore, misericordioso.

Questo ultimo verso, in particolare, è utilizzato a mo’ di esempio dallo studioso dell’Islam Ibn Warraq, che descrive il concetto dell’abrogazione in questi termini:

…Ora possiamo vedere quanto utile e conveniente fosse la dottrina dell’abrogazione per trarre d’impaccio gli studiosi dalle difficoltà – anche se, naturalmente, pone problemi agli apologisti dell’Islam, dal momento che tutti i passaggi che predicano tolleranza si trovano nel periodo Meccano (antico), e tutti passaggi che incitano ad uccidere, a decapitare e a mutilare, i cosiddetti Versi della Spada sono del periodo Medinese (tardo); la ‘tolleranza’ è stata abrogata dalla ‘intolleranza’. In quanto, il famoso verso della Spada, “Uccidete gli idolatri ovunque li troviate” viene considerato come abrogatore di ben 124 versi che promuovono la pazienza e la tolleranza.”

Ogni religione che si rispetti dovrebbe proibire di mentire. Il Corano spesso sprona alla sincerità e depreca la menzogna (ad esempio si veda XL:20). Eppure, l’Islam effettivamente permette il raggiro e la falsa testimonianza, a condizione che l’obiettivo finale sia la gloria delle fede stessa.
Il termini con cui ci si riferisce a questo tipo di menzogna, che il più delle volte consiste nel rinnegare esteriormente la propria fede, è “taqiyya” (che wikipedia traduce come “paura”, “stare in guardia”, “dissimulare” etc…). Il termine affine “kitman” (“riserva mentale”) consiste nel dire solo parte della verità – sempre a scopo proventivo.

Il versetto coranico che introduce questo controverso tema è III:2

Che i fedeli non prendano per amici o protettori gli infedeli al posto dei fedeli: se qualcuno lo facesse, in nulla vi sarà aiuto da Allah: eccetto come precauzione, così che possiate guardarvi da loro. Ma Allah vi avverte di ricordarLo; perchè l’obiettivo finale è Allah.”

Il concetto è chiaro, e varie testimonianze hadittiche mostrano che il principio della taqiyya veniva messo in pratica già dalla primissima generazione di musulmani. In Sahih Bukhari 5,59,369 si trova un’episodio che vede lo stesso Maometto concedere il permesso di mentire a scopo di raggiro.

Narrato da Jabir Abdullah:
Il Messaggero di Allah disse, ‘Chi è pronto ad uccidere Ka’b bin al-Ashraf? Ha proferito parole ingiuriose e ha danneggiato Allah e il Suo Apostolo.’ Maslamah si alzò e disse, ‘Vuoi che sia io ad ucciderlo?’ Il Profeta proclamò, ‘Si.’ Maslamah disse, ‘Quindi permettimi di mentire così che io sia in grado di ingannarlo.’ Muhammad disse, ‘Puoi farlo.’”

E’ inevitabile che sorga un’osservazione di tipo metafisico-epistemologico: una religione che permetta un uso programmatico della menzogna non può certo essere interessata alla ricerca della verità – tanto più che Corano, V:102-103 scoraggia i fedeli dal fare domande sulla propria religione (“su ciò che vi è stato reso chiaro”).
A questo si aggiunge che un sincero tentativo di “dialogo” diventa estremamente difficile nel momento in cui a costituire una delle due parti a confronto c’è qualcuno che, se messo alle strette, può sentirsi autorizzato dal suo stesso Dio a mentire.

Parzialmente intersecantesi con i principi finora esposti è il concetto di dawah, o “proselitismo”, il cui obiettivo è, in primis, di invitare nuova gente ad abbracciare la fede islamica, in secondo luogo di rafforzare la comunità islamica stessa, e infine di evitare conflitti armati con gli infedeli.
Questo ultimo punto è importante: In Sahih Muslim (19:4294) viene reso esplicito il ruolo della dawah nel processo di conversione degli infedeli. Al proselitismo pacifico fanno seguito l’imposizione di pressioni fiscali e la violenza (il link alla versione in inglese della hadith)

Come si è potuto constatare nella breve biografia di Maometto che si è tracciata nel precedente post, il comportamento dell’Apostolo di Allah tende spesso ad assomigliare a quello di un leader politico più che a quello di una guida spirituale. Questo perchè l’Islam, in modo mnolto maggiore di altri culti, si presenta fin da subito come una risposta “totale” ai bisogni dell’individuo, prendendo quindi connotazioni non solo religiose ma anche politiche, giuridiche, eccetera. Anzi, sembra che una condotta puramente pia e dedita all’ascesi fosse vista di cattivo occhio dal Profeta, che in un’occasione rimproverò un suo discepolo per il fatto di aver dato tutti i suoi averi ai bisognosi e per essersi dedicato in modo totale alla preghiera: questo comportamento era considerato da Maometto come una inutile “stravaganza” e se ne ha eco in [Corano; VI, 141]. E’ quindi degno di nota che una corrente puramente mistica come il Sufismo sia nata in seno ad un ambiente culturale anti-ascetico e iperlegalista qual’è l’Islam… e certo non stupisce che tale movimento sia stato (e sia tuttora) malvisto e perseguitato da buona parte dell’ortodossia musulmana.
Insomma, il fatto che l’Islam si presenti come qualcosa in grado di rispondere ad ogni necessità è causa di un sacco di problemi, come ogni persona può tranquillamente constatare; ma oltre a questa constatazione molto generale, rimangono le critiche verso lo stesso Maometto, riguardanti i suoi difetti personali… difetti tutti derivanti dalla sua debolezza a resistere alle proprie passioni.

Le Hadith (i detti del Profeta, testi non di diretta ispirazione divina ma parte integrante della legge islamica. Le più importanti sono Sahih Buckhari e Sahih Muslim) sono piene di riferimenti di natura sessuale, spesso grottesche. Alla luce di questi testi, vediamo che il paradiso dei musulmani è un luogo dove i maschi possono manifestare in piena libertà le loro pulsioni sessuali: oltre alle famose 72 vergini (che rimangono sempre tali indipendentemente dal numero di volte che le si… “utilizza”), viene fatto notare che in paradiso la potenza sessuale di un uomo è 100 volte superiore a quella a cui siamo abituati sulla terra (Mishkat al-Masabih, libro quarto, XLII, 24). Viene anche riportato che la forza sessuale del Profeta è comunque straordinaria anche sulla terra, 30 volte superiore a quella di un uomo normale (Sahih Bukhari 1:5:268), il che potrebbe giutificare il fatto che Maometto fosse in grado di possedere un gran numero di donne in una sola notte (la stessa fonte dice 8 o 11, a seconda delle diverse testimonianza). Il che comunque è nulla rispetto al profeta Sulaiman, che sempre secondo Buckhari era in grado di portarsi a letto 100 donne in una sola notte.
Se le Hadith Sahih possono essere anche solo parzialmente affidabili (e in fondo dobbiamo assumere che sia così, perchè – veri o falsi che siano – questi proverbi sono ritenuti autentici dalle stesse comunità musulmane, fatta eccezione per qualche eterodossia che rifiuta come non canonico tutto ciò che non è lo stesso Corano), possiamo concludere che l’Apostolo di Allah fosse una persona ossessionata dal sesso.

Un altro tasto dolente è la questione della clemenza verso gli altri. Innumerevoli sono le volte che il Corano incita alla pace tra credenti. Ma quando si tratta di non-musulmani, la questione cambia: se si ha a che fare con “popoli del libro”, ossia con monoteisti non islamici, gli si concede di continuare a professare la propria fede (in cambio di un “pizzo” da pagare, e di altre pressioni sociali). In ogni altro caso, il modello comportamentale è sempre lo stesso: combattere il politeismo con ogni arma a propria disposizione, e deporre le armi sono se il nemico si arrende e si converte. Vi sono numerosi riferimenti coranici, tra i quali citiamo i seguenti: (II:193) (II:216) (III:28) (IV:84) (IV:141) (V:33) (VIII:12) VIII:15-16-17) (VIII:60) (VIII:65) (IX:5) (IX:14) (IX:23) (IX:28) (IX:29) (IX:39) (IX:73) (IX:123) (XXV:52) (XXXVII:22-23) (XLVII:4) (XLVIII:13) (XLVIII:29) (LXIX:30-37).

L’Islam sembra non condannare la razzia e il saccheggio. Come potrebbe, quando il suo stesso profeta razziava e saccheggiava? Abbiamo già visto nel precedente post che per sostenere la crescente comunità di musulmani, le spedizioni a scopo di bottino non erano rare. La cosa è inoltre giustificata dllo stesso corano (cito la sura quarantottesima, versetti dal 18 al 20)

Già Allah si è compiaciuto dei credenti quando ti giurarono (fedeltà) sotto l’albero. Sapeva quello che c’era nei loro cuori e fece scendere su di loro la Pace: li ha ricompensati con un’imminente vittoria e con l’abbondante bottino che raccoglieranno. Allah è eccelso, saggio.
Allah vi promette l’abbondante bottino che raccoglierete, ha propiziato questa (tregua) e ha trattenuto le mani di (quegli) uomini, affinché questo sia un segno per i credenti e per guidarvi sulla Retta via.

Vita di Maometto.

Giugno 19, 2008

Per iniziare a comprendere l’Islam, è necessario e di importanza enorme osservare chi fu il suo profeta, primo e ultimo messaggero di Allah. E’ inoltre essenziale tenere a mente che per il credente musulmano Maometto è un modello di perfezione a cui tendere sempre (qualche riferimento coranico )

Muhammad, figlio di Abd Allah, nacque attorno al 570 dopo Cristo, a Mecca. Appartenente al clan dei Banu Hashim, a sua volta componente della grande tribù dei Quraysh (Coreisciti), il piccolo Maometto visse le prime decadi della sua esistenza in un panorama culturale e religioso abbastanza diverso da quello che oggi permea l’intero mondo islamico. Il politeismo pagano pre-islamico era già in declino, sebbene ebbe una notevole importanza nel cominciare a delineare nel mondo arabo una certa coesione culturale e razziale.
Notizie riguardo ai due grandi monoteismi, Ebraismo e Cristianesimo, arrivavano confuse e parziali, ma la loro influenza sulla genesi della religione coranica è evidentissima e per nulla trascurabile.
La vita di Maometto prima delle rivelazioni fu travagliata: rimase orfano di entrambi i genitori a 6 anni, passò sotto le custodie di diversi parenti, e infine si sposò con la ricca vedova Hadiga, cosa che risollevò anche la non felice situazione finanziaria del futuro profeta.

Circa 15 anni più tardi, “scese su di lui” la rivelazione: l’esperienze estatiche tramandateci dalla tradizione sono troppo verosimili per poter giustificare una teoria che volesse vedere in Maometto un semplice furbone e strumentalizzatore. E’ innegabile però che, specialmente nelle rivelazioni più tarde, i contenuti delle rivelazioni diventano spesso di natura meno contemplativa e più contingente – spesso si tratta di soluzioni a problemi lagali tra i conoscenti del profeta.
Dopo un periodo di reticenza, Maometto riceve dall’arcangelo Gabriele l’ordine di divulgare le proprie rivelazioni – comincia quindi la fase cosiddetta “apostolica”.
Dopo un numero consistente di conversioni da parte dei meccani, la tribù dei Coreisciti si rese conto che un’eventuale vittoria del nuovo monoteismo avrebbe significato la fine della loro egemonia religiosa e politica. Maometto, a causa dei provvedimenti anti-musulmani prontamente messi in atto dai Coreisciti, fu presto costretto a lasciare la Mecca.
La fuga a Yatrib (Medina) fu un’ottima scelta: lì la situazione era molto confusa: il monoteismo ebraico aveva già preso un certo piede, e le continue lotte fra le tribù Hazrag e Aus facevano sentire la necessità di un nuovo comandante imparziale: ruolo che Muhammad non tardò ad accaparrarsi, allenadosi con la comunità ebraica.

Qui comincia la fase politica della carriera del Profeta, fase impregnata – sincertià ci obbliga – di gesti efferati e non esattamente degni di un leader spirituale.
Rapide spedizioni, a scopo di bottino, vengono organizzate per la conservazione del nuovo popolo musulmano. La prima in particolare destò parecchio scalpore, in quanto i maomettani attaccarono una tribù pagana durante un mese sacro. E’ abbastanza grottesca la “giustificazione” che prontamente viene rivelata al Profeta:

“Far guerra in quel mese è peccato grave, ma più grave ancora è agli occhi di Dio stornare dalla via di Dio, besttemmiare Lui e il sacro tempio e scacciare le sue genti…” [Corano: II, 217]

Ma lo strepitoso evento che cambiò le sorti dell’Islam fu la battaglia di Badr, svoltasi tra i musulmani e i coreisciti che tornavano carichi di merci dalla Siria. Intanto i rapporti con gli ebrei si stavano deteriorando, tanto che Maometto confiscò i beni della tribù ebrea dei Qaynuqa, e in seguito anche quelli dei Nadir, i quali vengono anche espulsi da Medina [Corano: LIX, 1-10].
Nel frattempo la prima moglie del Profeta era morta e diverse erano seguite, ultima la giovanissima Aisha. Questo è uno dei punti “preferiti” dai detrattori di Maometto: in effetti, un ultracinquantenne che sposa una bambina di sei anni, e “consuma” il matrimonio tre anni dopo, non fa una gran bella figura (riferimenti dalle Hadith.), ma sarebbe poco elegante insistere su questo punto.

Appoggiati dagli ebrei medinesi, i coreisciti fecero invano un’ultimo assalto agli uomini di Muhammad. I traditori ebrei subirono una punizione esmplare: venne perpretato un vero e proprio massacro. In seguito, Maometto iniziò la sua fase “espansionistica”, che lo portò a compiere varie spedizioni (ricordiamo solo la presa dell’oasi ebraica di Haybar), e a intessere un fitto reticolo di relazioni diplomatiche coi più potenti sovrani della zona (sebbene la critica ritenga apocrife molte delle lettere diplomatiche di questo periodo).
Inoltre, era stata firmata una tregua con i meccani, che gli concedevano di entrare in pellegrinaggio al santuario della Kaaba, in cambio del suo ritiro. Fu lo stesso Maometto a rompere il patto, entrando nella città con un seguito di molti uomini (le tradizioni dicono circa 10.000). Seguono varie spedizioni contro i beduini, finchè il Profeta diventa virtualmente il padrone dell’intera Arabia.
Maometto muore verso il 632. Alcune fonti Hadittiche riportano che, sul letto di morte, egli chiese ai suoi uomini di ripulire l’intera penisola araba dagli infedeli.